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Smart working: inclusione, sicurezza e futuro del lavoro

Secondo uno studio di Bankitalia, lo smart working ha aumentato partecipazione e occupazione, soprattutto tra le donne e nel Mezzogiorno

 Lo smart working non è stato soltanto la risposta emergenziale alla pandemia, ma si è ormai affermato come un modello strutturale in grado di incidere profondamente sul mercato del lavoro italiano. A confermarlo è un recente studio di economisti della Banca d’Italia, che ha messo in luce come il lavoro agile abbia prodotto effetti misurabili sull’occupazione: un incremento dello 0,9% nel tasso di partecipazione e dello 0,7% in quello di occupazione.

Un risultato apparentemente modesto, ma che diventa molto più rilevante se si guarda alle categorie che ne hanno beneficiato maggiormente. Sono soprattutto le donne, in particolare nella fascia tra i 25 e i 49 anni e spesso coinvolte nella cura dei figli, a trovare nello smart working una concreta opportunità di conciliazione tra vita privata e lavoro. Anche il Sud Italia e le aree periferiche, dove i servizi di supporto sono meno diffusi, hanno tratto un vantaggio significativo: qui lo smart working ha aperto nuove porte a persone che altrimenti sarebbero rimaste escluse dal mercato del lavoro.

In un Paese che deve affrontare sfide demografiche come il calo della natalità, l’invecchiamento della popolazione e una bassa partecipazione al lavoro, la spinta inclusiva del lavoro agile rappresenta una leva importante per costruire modelli occupazionali più equi e sostenibili.

Cos’è e come funziona lo smart working

La normativa italiana (Legge 81/2017) definisce lo smart working come una modalità di lavoro subordinato caratterizzata da maggiore autonomia nella scelta dei tempi e dei luoghi in cui svolgere l’attività, con l’obiettivo di incrementare la produttività e favorire la conciliazione dei tempi di vita e di lavoro. Non si tratta quindi di semplice telelavoro, che prevede postazioni fisse a casa, ma di un’organizzazione fondata su obiettivi, cicli e fasi, resa possibile grazie a strumenti digitali, piattaforme collaborative e connessioni sicure.

Questa impostazione richiede non solo competenze tecniche, ma anche capacità organizzative, responsabilità individuale e soft skills come gestione del tempo, comunicazione e problem solving. Per questo motivo lo smart working non è soltanto una nuova forma contrattuale, ma anche un tema centrale nei percorsi di formazione e aggiornamento delle competenze.

Vantaggi per persone, imprese e società

I vantaggi sono molteplici. Per i lavoratori significa risparmiare tempo e costi di spostamento, avere maggiore flessibilità e un migliore equilibrio tra vita privata e professionale. Le imprese, dal canto loro, possono contare su un’organizzazione più snella, con risparmi infrastrutturali e un miglioramento della produttività, che diversi studi stimano in crescita fino al 20% nei contesti più maturi. Anche la collettività ne trae beneficio, grazie alla riduzione del traffico e delle emissioni, con un impatto positivo sulla sostenibilità ambientale.

Sicurezza, accordi e diritto alla disconnessione

Accanto alle opportunità, il lavoro agile comporta anche responsabilità precise, sia per il datore di lavoro che per il lavoratore. La legge prevede la redazione di un accordo individuale scritto, che disciplina durata, modalità di alternanza tra lavoro in presenza e da remoto, tempi di riposo e regole per la disconnessione. È inoltre obbligatoria la comunicazione al Ministero del Lavoro entro cinque giorni dall’attivazione o dalla proroga della prestazione.

Un aspetto centrale riguarda la salute e la sicurezza. Il datore di lavoro deve consegnare annualmente un’informativa scritta sui rischi generali e specifici legati allo smart working, rispettare le pause e i periodi di riposo previsti dalla legge e garantire che le postazioni scelte dal lavoratore siano adeguate, escludendo ambienti non idonei. Un’attenzione particolare è rivolta al diritto alla disconnessione, che rappresenta una delle sfide più complesse della disciplina: significa evitare la reperibilità continua e garantire al lavoratore tempi certi di pausa e recupero. Questo può avvenire tramite sistemi di spegnimento tecnico dei server, fasce orarie prestabilite di reperibilità o regole condivise per i casi urgenti.

Infine, l’accordo disciplina anche le modalità di esercizio del potere direttivo e di controllo da parte del datore di lavoro, che deve sempre rispettare la normativa sulla privacy e lo Statuto dei lavoratori.

Una sfida formativa e inclusiva

Il tema dello smart working è particolarmente strategico. Da un lato, perché offre nuove possibilità di inserimento e reinserimento nel mercato del lavoro per categorie che storicamente hanno incontrato maggiori difficoltà di accesso. Dall’altro, perché richiede di sviluppare percorsi formativi mirati a preparare le persone a gestire autonomia, responsabilità e strumenti digitali, competenze sempre più indispensabili per restare competitivi.

In un contesto come quello italiano, dove convivono bassi tassi di occupazione femminile, divari territoriali e trasformazioni demografiche profonde, il lavoro agile non è soltanto un’opportunità tecnologica, ma una vera e propria politica attiva del lavoro, capace di coniugare inclusione, crescita e innovazione.

Alètheia, agenzia per il lavoro ed ente di formazione accreditato, è impegnata a ridurre il mismatch tra domanda e offerta di lavoro aiutando le imprese a selezionare personale qualificato e offrendo ai giovani, alla ricerca di opportunità lavorative, dei percorsi formativi in grado di soddisfare le loro aspettative. Supportare imprese e lavoratori fornendo le giuste competenze per restare al passo con il mercato è l’obiettivo di Aletheia.