Il Consiglio di Indirizzo e Vigilanza (CIV) dell'INPS ha presentato il 28 ottobre 2025 a Roma il Rendiconto Sociale 2024, documento che offre una fotografia dettagliata della situazione socio-economica del Paese e, in particolare, delle disuguaglianze di genere che continuano a caratterizzare il mercato del lavoro italiano.
Il dato più significativo emerso dal rendiconto riguarda il gender gap salariale: le donne percepiscono in media retribuzioni inferiori del 25% rispetto agli uomini. Nel settore privato, la retribuzione media giornaliera si attesta a 107,5 euro per i lavoratori di sesso maschile e appena 79,8 euro per le lavoratrici.
In Italia, le donne registrano un tasso di occupazione inferiore di quasi 18 punti percentuali rispetto agli uomini e quando lavorano conseguono una retribuzione media giornaliera inferiore di circa il 20% rispetto ai colleghi.
Il divario retributivo presenta tuttavia significative variazioni settoriali:
- Attività finanziarie e assicurative: -32,1%
- Commercio: -23,7%
- Manifatturiero: -20%
- Servizi di alloggio e ristorazione: -16,3%
Le cause di un fenomeno complesso
Tale disparità è riconducibile a molteplici fattori strutturali: il maggiore utilizzo del part time da parte delle donne, i più bassi livelli di qualifica, le penalizzazioni legate al tempo dedicato alle attività di cura (figli, anziani, familiari), che incidono sulla carriera, sulla retribuzione e quindi anche sulla pensione e il minor ricorso agli straordinari.
Particolarmente significativo appare il paradosso relativo al livello di istruzione. Pur risultando mediamente più qualificate dal punto di vista formativo - le donne superano gli uomini sia tra i diplomati (52,6%) sia tra i laureati (59,9%) -le lavoratrici incontrano maggiori difficoltà nell'accesso alle posizioni apicali. La presenza femminile si arresta infatti al 21% tra i dirigenti e al 32,4% tra i quadri: una superiorità formativa che non si traduce in equivalenti opportunità di sviluppo professionale.
Il divario retributivo genera inevitabili conseguenze sugli importi pensionistici: le pensioni di vecchiaia percepite dalle donne risultano inferiori del 44,2% rispetto a quelle degli uomini, mentre per le pensioni anticipate la differenza si attesta al 25,1%.
Le donne continuano a sostenere il peso maggiore della cura familiare: nel 2023 hanno utilizzato 14,4 milioni di giornate di congedo parentale, contro appena 2,1 milioni degli uomini. Un rapporto di 7 a 1 che evidenzia come la conciliazione vita-lavoro rappresenti ancora principalmente una questione femminile.
Il Rendiconto Sociale 2024 conferma che l'INPS continua a svolgere un ruolo fondamentale nella coesione sociale del Paese, attraverso servizi in espansione e una crescente qualità nell'erogazione delle prestazioni. Tuttavia, i dati sulle disuguaglianze di genere richiamano con forza la necessità di politiche attive e coordinate per colmare un divario che non è soltanto economico, ma anche culturale e strutturale.
Affrontare il gender pay gap significa intervenire su più fronti. Le imprese e le organizzazioni dovrebbero adottare politiche di trasparenza salariale, implementare sistemi di monitoraggio interno del divario di genere e sviluppare programmi volti a promuovere la presenza femminile nelle posizioni di responsabilità. Parallelamente, le istituzioni pubbliche sono chiamate a sostenere misure che facilitino la conciliazione vita-lavoro e valorizzino il talento femminile, trasformando l’equità di genere in una leva di crescita per tutto il sistema economico.