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Retribuzioni eque e carriere trasparenti: la sfida dell'empowerment femminile in Italia

L'Osservatorio Teha Group mette in luce una delle sfide più urgenti per il nostro Paese: l'empowerment femminile e le barriere strutturali che ancora oggi ostacolano l'accesso delle donne al mondo del lavoro e alla formazione.

Quando parliamo di giovani Neet in Italia, ovvero persone tra i 15 e i 29 anni non occupate e non inserite in percorsi di istruzione o formazione, ci troviamo di fronte a un dato che fa riflettere. Oltre il 68% di questa popolazione è composta da donne, e il 33% sono donne con un ruolo genitoriale. Un dato che evidenzia come la maternità continui a rappresentare un momento critico nella vita professionale femminile.

Non si tratta solo di numeri. Dietro queste percentuali c'è una dimensione di spesa spesso sottovalutata nelle analisi economiche e, soprattutto, ci sono storie di donne che faticano a entrare nel mercato del lavoro, a mantenere la continuità occupazionale o ad accedere a percorsi di carriera e opportunità di crescita professionale.

Le tre direzioni del cambiamento

Il Neet 2025 ha individuato tre aree d'azione prioritarie per invertire questa tendenza. La prima riguarda l'empowerment economico attraverso nuove modalità di lavoro e programmi di upskilling e reskilling delle nuove generazioni. In particolare, la Gen Z sta entrando nel mondo del lavoro con aspettative elevate in termini di equità e trasparenza, e questo rappresenta sia una sfida che un'opportunità per le organizzazioni.

La seconda area si concentra sulle politiche di bilanciamento vita-lavoro. Il mercato del lavoro italiano è ancora caratterizzato da precarietà, divari salariali e modelli organizzativi poco inclusivi. Per molte donne, l'accesso al lavoro è più difficile, ma mantenere la presenza occupazionale risulta altrettanto complesso, soprattutto in presenza di una scarsa autonomia sui tempi e luoghi di lavoro.

La terza direzione riguarda la riduzione dei divari di genere, con particolare attenzione alla minore attitudine alla pianificazione per le donne e alla maggiore sfiducia nella mobilità sociale. Queste dinamiche non si esauriscono nella fase d'ingresso nel mercato del lavoro ma persistono lungo tutto il percorso professionale.

Il costo dell'inazione

Uno dei dati più significativi emersi dall'analisi riguarda il divario salariale tra uomini e donne in Italia, che pesa per il 9% del PIL. Se allarghiamo lo sguardo ai Paesi del G20, l'impatto complessivo arriva a 11,5 trilioni di dollari, equivalenti al 12% del PIL complessivo. Sono cifre che dimostrano come colmare il divario di genere non sia solo una questione di giustizia sociale, ma rappresenti un'opportunità economica che il nostro Paese non può permettersi di ignorare.

Il messaggio delle nuove generazioni

Le nuove generazioni, in particolare la Gen Z, stanno mandando un segnale chiaro al mercato del lavoro. Non bastano più le promesse di un futuro migliore o di benefici che si materializzeranno solo a lungo termine. Servono effetti concreti che si estendano fino alla pensione, non promesse di un futuro non pagato nell'immediato per le donne.

L'Osservatorio Teha Group ci ricorda che colmare il divario di genere richiede di tornare ai fondamentali, a partire da retribuzioni eque e carriere trasparenti. Solo così sarà possibile costruire un mercato del lavoro davvero inclusivo, capace di valorizzare il talento femminile e di rispondere alle aspettative di equità e trasparenza delle nuove generazioni.

Per chi come noi lavora ogni giorno nel campo della formazione e dell'inserimento lavorativo, questi dati rappresentano una chiamata all'azione. È necessario ripensare i modelli formativi, sviluppare competenze che rispondano alle esigenze del mercato e accompagnare le donne in ogni fase del loro percorso professionale, dalla formazione all'ingresso nel mondo del lavoro, fino alla crescita di carriera.