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Stress sul lavoro: metà degli italiani ha già lasciato un impiego per tutelare la propria salute mentale

Il lavoro non è più solo una questione di carriera o sicurezza economica. Sempre più italiani stanno prendendo decisioni drastiche per difendere il proprio benessere emotivo.

Secondo l’ultima indagine di Unobravo, realizzata su un campione di circa 1.700 persone, oltre otto italiani su dieci hanno pensato almeno una volta di lasciare il proprio lavoro a causa dello stress e la metà di loro lo ha effettivamente fatto.

In un contesto culturale come quello italiano, dove l’idea del “posto fisso” rappresenta da sempre un simbolo di stabilità, questi dati segnano un cambiamento profondo. Oggi il benessere psicologico non è più vissuto come un elemento accessorio, ma come un diritto fondamentale.

La pressione della performance e il senso di inadeguatezza

L’indagine mostra un forte disagio emotivo legato all’ambiente lavorativo. Due lavoratori su tre dichiarano di non sentirsi all’altezza delle aspettative di capi e colleghi. La sensazione di “non essere abbastanza” è diventata ormai una costante. A questo sentimento si affianca un diffuso senso di colpa: più dell’80% del campione ammette di provarlo quando sente di non aver lavorato abbastanza o non aver raggiunto un obiettivo.

Il confine tra vita personale e professionale diventa sempre più labile. Molti intervistati affermano di aver messo da parte sé stessi e le proprie relazioni per il lavoro, rinunciando a momenti con la famiglia o con gli amici, e alla cura dei propri hobby e interessi. Per chi ha figli, la situazione appare ancora più delicata: quasi la metà dei genitori si sente incapace di dedicare loro il tempo necessario a causa delle responsabilità lavorative.

Lo stress non si limita alla sfera emotiva. Le preoccupazioni si riflettono sul corpo e sul sonno. Più della metà del campione riferisce sintomi fisici come tachicardia, tensione muscolare o mal di stomaco, mentre quasi una persona su due dichiara di dormire male perché assorbita dalle preoccupazioni legate al lavoro.

La mancanza di supporto nelle aziende

A questo malessere diffuso si aggiunge una sensazione di mancanza di sostegno e riconoscimento. Tre quarti degli intervistati ritengono che la propria azienda non attribuisca alcuna importanza alla salute mentale dei dipendenti. Il clima che si crea è spesso caratterizzato da paura e insicurezza psicologica: il 66% teme di poter essere penalizzato o addirittura perdere il lavoro nel caso in cui manifestasse una riduzione della performance dovuta allo stress o a un momento di fragilità emotiva.

Quando viene chiesto cosa cambierebbero del mondo del lavoro italiano, la maggioranza degli intervistati indica la necessità di un maggiore riconoscimento economico e meritocratico. Subito dopo emerge l’urgenza di una maggiore attenzione alla salute mentale e alla sicurezza psicologica. Nonostante molti dibattiti spingano per il ritorno al lavoro in presenza, l’indagine evidenzia invece che la flessibilità, in particolare il lavoro da remoto o in modalità ibrida, ha contribuito a ridurre il livello di stress per una parte significativa degli intervistati.

Una priorità non più rimandabile

L’indagine di Unobravo rende evidente una trasformazione in corso: il benessere psicologico non è più percepito come un privilegio, ma come una priorità. Le aziende che sapranno riconoscerlo e investire in ambienti più sicuri e rispettosi non solo tratterranno talenti, ma favoriranno anche migliori risultati e maggiore motivazione. Dove si sta bene, si lavora meglio. E sempre più lavoratori sono pronti a scegliere la propria salute mentale, anche a costo di cambiare strada.