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Intelligenza artificiale e formazione, la sfida è colmare il divario tra adozione e competenze

Il 66% delle imprese ha avviato iniziative di formazione sull'IA, ma solo il 19% dispone di percorsi strutturati e continuativi: la fotografia dell'Osservatorio Look4ward.

Una nuova ricerca dell'Osservatorio Look4ward, presentata a Roma presso l'Università Luiss Guido Carli da Intesa Sanpaolo e dal Centro di Ricerca in Strategic Change "Franco Fontana", fotografa un fenomeno che riguarda sempre più da vicino le imprese italiane: la crescente adozione dell'intelligenza artificiale nei contesti lavorativi non si accompagna, nella maggior parte dei casi, a un adeguato investimento nello sviluppo delle competenze necessarie a utilizzarla in modo consapevole.

Lo studio, dal titolo "EDUNext - Nuovi scenari per l'Education e le competenze nell'era dell'AI", nasce con l'obiettivo di comprendere come l'AI stia trasformando i modelli di apprendimento e di lavoro, e restituisce un quadro in cui la tecnologia avanza più rapidamente della capacità organizzativa di governarla.

Un'adozione in crescita, ma diseguale

I dati raccolti mostrano una diffusione dell'AI nelle imprese in rapida accelerazione: il 31% delle organizzazioni ha già adottato o sta sperimentando soluzioni di intelligenza artificiale, contro il 19% registrato nel 2025. A questa crescita, tuttavia, non corrisponde un pari sviluppo dei percorsi formativi dedicati. Tra le imprese che hanno introdotto l'AI, l'85% ha avviato o sta progettando iniziative di formazione, ma solo il 19% dispone di percorsi strutturati e continuativi, mentre il 48% si limita a iniziative occasionali o pilota. Il dato più critico riguarda i lavoratori: il 46% dei dipendenti non ha ricevuto alcuna formazione specifica sull'AI, e quasi la metà delle imprese, il 44%, non prevede investimenti formativi in questo ambito nei prossimi 12-24 mesi.

Il quadro italiano si inserisce in un divario più ampio rispetto al resto d'Europa: secondo le elaborazioni di Intesa Sanpaolo su dati Eurostat, solo il 19,9% degli individui in Italia utilizza strumenti di IA generativa, contro una media UE27 del 32,7%, un distacco che si conferma anche sul fronte delle imprese, dove l'Italia si ferma al 16,4% contro il 20% europeo.

Formare prima di automatizzare

L'intelligenza artificiale è ormai entrata nelle attività quotidiane di studio e di lavoro, ma la sua integrazione nei processi educativi, organizzativi e decisionali procede con tempi più lenti rispetto alla sua adozione tecnica. Il rischio individuato dalla ricerca è quello della delega cognitiva, ovvero un utilizzo passivo della tecnologia che non genera reale valore aggiunto. Per evitarlo, secondo lo studio, servono una regia pedagogica e organizzativa chiara, la formazione dei formatori prima ancora che degli utilizzatori finali, l'integrazione dell'AI negli obiettivi didattici e la progettazione di percorsi che sviluppino giudizio critico e autonomia, non solo padronanza dello strumento.

L'intelligenza artificiale non sostituisce l'apprendimento, ma lo trasforma: il suo valore dipende dalla qualità dei modelli educativi con cui viene integrata. Un'interazione più evoluta tra persone e tecnologie richiede quindi lo sviluppo di competenze trasversali, capaci di mettere le persone nella condizione di affrontare con consapevolezza le trasformazioni in corso.

Il nodo delle competenze trasversali

Il quadro che emerge dalla ricerca conferma una tendenza già osservata in molti contesti organizzativi: la tecnologia da sola non produce trasformazione, se non è accompagnata da una crescita parallela delle competenze delle persone che la utilizzano. Le organizzazioni che investono solo nell'adozione degli strumenti, senza costruire percorsi formativi strutturati, rischiano di non tradurre il potenziale dell'AI in un reale vantaggio competitivo, e di ampliare il divario tra chi sa usare la tecnologia in modo critico e chi si limita a un utilizzo superficiale.

Per le imprese, la sfida non è quindi soltanto tecnologica, ma organizzativa e formativa: significa costruire percorsi continuativi, differenziati per ruoli e funzioni, capaci di sviluppare non solo competenze tecniche ma anche capacità di giudizio, autonomia decisionale e responsabilità nell'uso degli strumenti digitali.

La ricerca propone a questo proposito il modello GENIALE, un framework in sei principi (dalla natura generativa dell'AI alla tutela dell'autonomia cognitiva, dalla progettazione pedagogica all'etica) pensato per orientare le organizzazioni verso un utilizzo dell'IA che amplifichi le competenze umane invece di sostituirle.

Alètheia affianca le organizzazioni nello sviluppo di percorsi formativi strutturati e continuativi, capaci di accompagnare l'introduzione di nuove tecnologie con una crescita reale delle competenze delle persone, dai percorsi tecnico-specialistici allo sviluppo di competenze trasversali. Chi desidera costruire un piano formativo coerente con le proprie esigenze organizzative può rivolgersi ai nostri percorsi di formazione.

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Fonte: Osservatorio Look4ward, Luiss Research Center for Strategic Change "Franco Fontana" & Intesa Sanpaolo (2026). EDUNext: Nuovi scenari per l'Education e le competenze nell'era dell'IA.